Mediazione civile e commerciale: il futuro è digitale (e intelligente)

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Mediazione civile e commerciale: il futuro è digitale (e intelligente)
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Mediazione civile e commerciale: il futuro è digitale (e intelligente)

Dal 2025, mediazione da remoto senza vincoli reciproci e aperture all’uso dell’Intelligenza Artificiale nei procedimenti ADR. Un cambio di paradigma per l’intero sistema giuridico italiano.

Un nuovo scenario per la giustizia civile

Con l’entrata in vigore del D.Lgs. n. 216/2024, dal 25 gennaio 2025 la mediazione civile e commerciale italiana compie un deciso salto nel futuro. Il provvedimento, che innova profondamente il D.Lgs. n. 28/2010, segna l’inizio di una nuova stagione nella gestione delle controversie, in cui accessibilità, efficienza e tecnologia diventano parole chiave.

Le parti potranno infatti partecipare alle sessioni di mediazione in modalità completamente telematica, attraverso collegamenti audiovisivi da remoto. Una novità che non solo semplifica le modalità operative, ma elimina le barriere geografiche e logistiche che spesso ostacolavano la partecipazione attiva al procedimento.

Da oggi, anche senza l’accordo di tutti

Una delle modifiche più significative riguarda la possibilità di collegamento da remoto anche senza il consenso unanime delle parti. Secondo la relazione ministeriale che accompagna il decreto, si tratta di una misura volta a favorire la partecipazione personale e attiva delle parti in causa, ritenuta elemento fondamentale per il buon esito della mediazione.

Questa scelta normativa rafforza la centralità della persona nel procedimento, garantendo al contempo flessibilità operativa e inclusività. In un’epoca in cui i tempi della giustizia e i costi delle controversie civili sono sotto pressione, l’efficacia della mediazione come strumento alternativo e deflattivo viene così potenziata.

Il regolamento europeo sull’IA: un nuovo attore nella scena ADR

Il contesto normativo italiano si inserisce, inoltre, in una cornice europea in rapida evoluzione. Con l’approvazione del Regolamento (UE) 2024/1689 – noto come Artificial Intelligence Act – l’Unione Europea ha tracciato la rotta per un uso etico, sicuro e trasparente dell’intelligenza artificiale nei settori più delicati della vita pubblica e privata, tra cui anche i procedimenti di risoluzione alternativa delle controversie (ADR).

L’intelligenza artificiale, se correttamente integrata nei processi conciliativi, può offrire un supporto prezioso: dall’analisi predittiva degli esiti, alla gestione automatizzata di dati, fino all’assistenza nella formulazione di proposte di accordo. Tuttavia, il regolamento impone che ogni impiego dell’IA avvenga nel pieno rispetto dei diritti fondamentali delle parti, garantendo trasparenza, verificabilità e non discriminazione.

Innovazione sì, ma con attenzione ai diritti

La digitalizzazione della mediazione e l’introduzione dell’IA non devono tradursi in uno spostamento dell’asse della giustizia verso l’automazione cieca o l’allontanamento del cittadino dal centro del processo. Anzi, le nuove tecnologie vanno impiegate come strumenti al servizio della persona, non come sostituti del suo diritto alla partecipazione e al giudizio equo.

Il legislatore italiano e quello europeo sembrano condividere questa visione: l’innovazione normativa punta a potenziare l’efficienza senza sacrificare le garanzie.

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