Alla scoperta del Protocollo “Con-Senso”. Intervista alla prof.ssa Paola Lucarelli

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Alla scoperta del Protocollo “Con-Senso”. Intervista alla prof.ssa Paola Lucarelli
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Alla scoperta del Protocollo “Con-Senso”. Intervista alla prof.ssa Paola Lucarelli

La Corte d’Appello di Roma ha avviato un progetto innovativo per migliorare l’efficienza del sistema giudiziario civile e commerciale, promuovendo la cultura della mediazione come strumento di risoluzione delle controversie complementare al processo giudiziale. Il progetto, denominato “Con-Senso”, coinvolge Tribunali, Ordini degli Avvocati e Università del distretto per ridurre il contenzioso e garantire un servizio di giustizia più rapido e accessibile. Abbiamo chiesto i dettagli alla prof.ssa Paola Lucarelli, dell’Università di Firenze e responsabile scientifico del progetto.

 «Il Progetto – spiega Lucarelli – è oggetto di una convenzione frutto della collaborazione fra il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze – Dipartimento di Eccellenza che ha scelto di dedicare la ricerca anche alle trasformazioni della giustizia e, in particolare, della giustizia consensuale – e il Coordinamento nazionale della Conciliazione Forense, con il suo Presidente Avv. Valerio Fioravanti. Con-Senso è stato proposto ai Presidenti di cinque Corti di Appelloaffinché potesse essere realizzato nei distretti di Torino, Milano, Roma, Ancona e Napoli. Non si tratta di una sperimentazione, ma di un upgrade, di un livello avanzato di progettazione rispetto a quello che il Dipartimento di Scienze Giuridiche ha scientificamente prodotto e realizzato negli anni, in particolare dal 2010. Cioè, ancora prima del decreto legislativo 28/2010, con il Progetto Nausicaa, prima, e Giustizia Semplice, nel Tribunale di Firenze e con l’Ordine degli Avvocati di Firenze, per studiare e monitorare le possibilità di formare i giudici e i professionisti sulle procedure di mediazione, su invito e poi su ordine del giudice».

Si tratta quindi, sottolinea Lucarelli, di «promuovere la mediazione demandata già sperimentata nei progetti realizzati in diversi tribunali. Dopo Firenze, realizzando la terza missione universitaria, siamo stati a Prato, poi a Perugia, a Pescara, a Messina e in altri uffici giudiziari, con interventi formativi e di trasferimento dei modelli operativi per la rilevazione della mediabilità delle liti pendenti nei ruoli giudiziari. Abbiamo formato coloro che affiancavano i giudici – ovvero quelli che oggi sono gli addetti  all’ufficio per il processo e che prima erano borsisti universitari – affinché si applicassero sui fascicoli di causa con le lenti della mediabilità. Quindi con l’obiettivo di far loro apprendere un altro modo di leggere i fascicoli andando a individuare la possibile conciliabilità della lite e, quindi, sottoponendo ai giudici le bozze di provvedimento di mediazione demandata, così come previsto dal decreto legislativo 28/2010».

Sempre la prof.ssa Paola Lucarelli spiega che, dopo questa esperienza fatta nei vari uffici giudiziari, «abbiamo – durante i due anni di ricerca con il progetto PON ministeriale (macro area 3: Giustizia Agile) che ha finanziato varie università sullo studio di modelli operativi di efficienza della gestione del contenzioso negli uffici giudiziari – messo a punto, insieme ad altri, il nuovo modello “Con-Senso”forti della sperimentazione fatta, dell’ulteriore studio scientifico realizzato con il progetto PON e della continua collaborazione nei tribunali che ci hanno ospitati. 

«Dunque, come detto – prosegue – siamo ormai a un livello già sperimentato di intervento, di cui conosciamo l’efficacia per aver rilevato un monitoraggio molto preciso dei dati e degli esiti positivi, che ci hanno permesso di poter replicare il trasferimento del modello in altre sedi. La fase successiva è stata quella di prendere contatto con i Presidenti delle Corti d’Appello di Torino, Milano, Ancona, Roma e Napoli ai quali abbiamo presentato il modello “Con-Senso” affinché potesse essere diffuso e implementato nei DistrettiIl team di ricerca e terza missione universitaria opera sotto la mia responsabilità, il coordinamento della Dott.ssa Monica Testi e la collaborazione di altri assegnisti di ricerca, studiosi di Giustizia consensuale. Gli interventi vengono realizzati con la collaborazione dei referenti del Coordinamento della conciliazione forense, gli studiosi di Mediazione delle Università che hanno sede nei distretti, gli Avvocati dei distretti e gli Avvocati indicati dal CNF e dal Coordinamento». 

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Secondo la docente averlo presentato e messo in atto a livello distrettuale è stato fondamentale, «perché questo significa che non ci siamo interfacciati solo con le Corti d’Appello, ma anche con tutti i tribunali del distretto, gli ordini degli avvocati e le università con sede nei singoli distretti. Questa scelta ci ha permesso di promuovere la mediazione demandata dal giudice in applicazione dell’articolo 5-quinquies, comma 4, del decreto legislativo 28/2010 così come riformato dalla Riforma Cartabia, che prevede appunto che il capo dell’ufficio giudiziario possa stipulare protocolli con le università e con gli ordini professionali per promuovere la mediazione e la mediazione demandata dal giudice».

In concreto, “Con-Senso” «è un modello semplice e nello stesso tempo complesso, nel senso che connette tanti aspetti e valori diversi. Si tratta, infatti, del coinvolgimento di tutti gli addetti ai lavori – i partner per ogni distretto sono almeno 15-20 se non anche 25 tra tribunali, università e gli Ordini forensiSi tratta di un momento davvero proficuo perché genera il dialogo culturale e professionale sulla mediazione cioè di quello strumento che deve diventare strumento ordinario nella gestione dei conflitti. Fa parlare e fa ascoltare anche chi finora non ne voleva sapere e presta finalmente attenzione grazie alla convenzione firmata a livello di distretto: un impegno importante istituzionale, di cui si diviene protagonisti impegnati e responsabili».

Per Lucarelli, inoltre, già nella fase iniziale «si vede che l’intervento può produrre, produce e ha prodotto importanti esiti, in particolare quello di diffondere l’idea che si può assumere la responsabilità di determinare un cambiamento, far evolvere la cultura giuridica, rendere le università proattive, perseguire “insieme” l’obiettivo di radicare e diffondere strumenti e modelli efficienti di gestione e prevenzione della conflittualità fondati sul dialogo e il consenso per la piena tutela soddisfacente realizzazione degli interessi dei confliggenti. Questo dimostra anche quanto può essere potente una rete di questo tipo, che si auspica possa essere ulteriormente valorizzata, promossa e realizzata in altre sedi».

C’è poi la parte ancora più operativa, poiché una volta firmata la convenzione, il Protocollo “Con-Senso” offre la programmazione di vari interventi formativi dedicati ai magistrati interessati e soprattutto ai funzionari addetti all’ufficio per il processo. «Quindi – racconta la prof.ssa Lucarelli – cominciamo con un primo evento di formazione sulla mediazione nell’ordinamento giuridico riformato e sulla mediazione demandata. Un secondo intervento si tiene invece sugli strumenti propri del modello operativo “Con-Senso”, cominciando dalla mappatura del contenzioso del ruolo, una modalità nuova per rendere maggiormente efficiente la gestione del ruolo, pienamente consapevole il giudice della necessaria programmazione delle sue attività, fra cui l’utilizzo della mediazione demandata come strumento ordinario».

«Dopodiché – aggiunge la docente – organizziamo il lavoro degli addetti e insegniamo loro a lavorare l’analisi della mediabilità, la redazione delle bozze di provvedimento, tempi, forme e indici di mediabilità, cioè come leggere i fascicoli e come ricavarne il motivo o i motivi per cui quella determinata lite potrebbe essere trattata proficuamente in mediazione. Poiché questa prima formazione Con-Senso si svolge online, un terzo intervento viene offerto in presenza, tribunale per tribunale, a proposito dello studio delle cause campione, selezionate dagli addetti UpP».

Tutto questo, conclude la prof.ssa Paola Lucarelli, «è quello che abbiamo già realizzato nel distretto della Corte d’Appello di Roma con gli addetti di tutti i tribunali, i quali stanno lavorandodunque, anche in chiave di mediabilità. I problemi ci sono, perché in molte realtà la mediazione demandata dal giudice è poco utilizzata e perfino poco conosciuta; dunque, siamo consapevoli che la formazione rappresenta già uno step utile e culturalmente innovativo. La Convenzione “Con-Senso” chiedeai Presidenti di richiamare l’attenzione sul progetto, stimolarne l’applicazione per il raggiungimento dei relativi obiettivi e la redazione dei provvedimenti di invio in mediazione ogni volta che si presentano i presupposti della mediabilità con responsabilità e serietà. In tal senso stanno lavorando i distretti di Roma, Milano, Napoli, Torino e Ancona, avanguardia dell’innovazione culturale a beneficio della società tutta ».

 

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